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FRANCESCO CITO: Il Muro d'Israele

FRANCESCO CITO: Il Muro d'Israele

IL MURO D'ISRAELE

da Sabato 1 giugno 2019 a Sabato 8 giugno 2019
Francesco Cito, uno dei più grandi Fotografi nel campo del fotogiornalismo internazionale, ti guiderà a scoprire i segreti, le meraviglie e le contraddizioni della Palestina, costruendo uno straordinario reportage fotografico.

Il reportage, inteso a costruire e raccontare le storie del nostro tempo mostrandone la funzione, e i punti di vista tecnico ed etico.

  • Per motivi organizzativi le iscrizioni dovranno essere completate e si chiuderanno il 30 marzo 2019

  • SPECIFICHE

    • DATA: da Sabato 1 giugno 2019 a Sabato 8 giugno 2019
    • LUOGO: Palesina
    • COSTO: € 2.000,00
    • La quota di partecipazione comprende il viaggio andata e ritorno da Milano, Hotel, assicurazione e tutti gli spostamenti interni.
    • Il workshop prevede la partenza da Milano Malpensa per Tel Aviv e il soggiorno nelle città di Betlemme e Gerusalemme.
    • Il workshop è aperto da un minimo di 10 partecipanti.

    La storia del muro risale al 14 aprile del 2002, gli anni della seconda intifada (2000-2005), quando il primo ministro israeliano Ariel Sharon annunciò la costruzione di una barriera di separazione fra Israele e la Cisgiordania. I piani di costruzione risalivano però al ‘95 quando l’allora primo ministro laburista Yitzhak Rabin aveva presentato un progetto per bloccare l’infiltrazione di terroristi nel territorio israeliano. Lo scrittore israeliano Abraham Ben Yehoshua fu uno dei primi sostenitori della costruzione per una separazione fisica fra israeliani e palestinesi. Secondo Ben Yehoshua c’era bisogno di un confine che proteggesse gli israeliani dal terrorismo arabo e che desse ai palestinesi il pieno diritto di sovranità su un territorio ben delimitato.

    Il progetto prevede la realizzazione di una barriera difensiva lunga 708 km che corra lungo la linea di armistizio del 1949 fra Giordania e Israele, il confine internazionalmente riconosciuto e noto come “linea verde” ma al suo completamento, solo il 15% rispetterà tali confini. In diversi tratti la barriera diverge dalla linea per includere nel territorio di Israele insediamenti israeliani come Gerusalemme est, Ariel, Gush Etzion, Emmanuel, Karnei Shomron, Givat Ze’ev, Oranit e Maale Adumim. La zona compresa fra la linea verde e la barriera è stata definita seam zone, ovvero zona cuscinetto. I palestinesi residenti in questa zona con un’età superiore ai 16 anni hanno bisogno di ottenere un attestato di residenza permanente per continuare a vivere nelle loro case. Ai residenti della Cisgiordania per entrare nella zona compresa fra lo storico confine e la fortificazione difensiva occorre, invece, un attestato speciale da visitatori.

    Il percorso della barriera lede la libertà di movimento dei palestinesi e con l’istituzione delle bypass road (le strade riservate ai soli coloni israeliani) i palestinesi sono costretti a tragitti più lunghi. Quando la separazione verrà completata 30 località, chiuse all’interno della seam zone, si troveranno separate dagli ospedali, 22 dalle scuole, 8 dalle fonti d’acqua e 3 dalla rete elettrica. Dopo la formale annessione nel 1980 di Gerusalemme ad Israele, attorno alla città santa è stata progettata un’altra barriera di oltre 140 km che includerà insediamenti e isolerà villaggi palestinesi. Circa 64 km quadrati di terre appartenenti a Bethlehem verranno annesse all’interno del muro. La barriera è composta per circa 60 km da una parete di cemento alta fra gli 8 e 9 metri, una strada per pattugliamenti, una di sabbia liscia per rintracciare le orme di infiltrati, un fossato profondo, filo spinato e recinto elettronico che avvisa un tentativo di attraversamento. La Corte internazionale di giustizia ha stabilito che il muro viola il diritto internazionale e va smantellato perché penetrando all’interno di un territorio destinato alla costituzione di uno stato palestinese, implica un’annessione di fatto, in violazione del principio di inammissibilità dell’acquisizione dei territori con la forza sancito nella risoluzione 242 per la prima volta dal Consiglio di sicurezza. La barriera sarebbe stata una misura temporanea aveva asserito Israele, ma a quasi undici anni dall’avvio dei lavori, per completare il percorso del muro, mancano solo 200 km.

    FRANCESCO CITO

    Come ha scritto Ferdinando Scianna, «è forse oggi il miglior fotogiornalista italiano. Ha l'istinto del fatto, la passione del racconto, la capacità di far passare attraverso le immagini, con forza di sintesi e rigore visivo, l'essenziale delle cose». Le foto a differenza di quello che la maggior parte della gente crede, non nascono per casualità, ne tanto meno grazie alla super photocamera ultimo modello. Una buona foto nasce nella testa, anche quando è del tutto casuale e improvvisa, come durante un reportage, dove non sempre si è consapevoli di cosa può apparire svoltando l'angolo. Però è altresì vero, che un reportage, una storia fotografica da raccontare, va preparata e quindi quasi mai una fotografia nasce per caso. La nostra preparazione mentale ci mette nella condizione di vedere ciò che ci appare davanti, ancor prima che gli occhi ne registrano la visione. Qualcuno potrebbe definirlo istinto, ma senza l'idea dietro il concetto non avrebbe sviluppo.

    Francesco Cito
    è nato a Napoli il 5 maggio 1949. Interrotti gli studi si trasferiscea Londra nel 1972 per dedicarsi alla fotografia. Per sopravvivere nella capitale britannica degli anni 70, si adatta ai più svariati mestieri, dal lavapiatti in unristorante in King's Road, al facchino dei Magazzini Harrod's. L' inizio in campo fotografico 1975, avviene con l' assunzione da parte di un settimanale di musica pop-rock (Radio Guide mag.), e per esso gira l' Inghilterra, fotografando concerti e personaggi della musica leggera. In seguito, divenutofotografo free-lance, inizia a collaborare con The Sunday Times mag., che glidedica la prima copertina per il reportage "La Mattanza". Successivamentecollabora anche con L'Observer mag.

    Nel 1980, è uno dei primi fotoreporter a raggiungere clandestinamentel'Afghanistan occupato con l'invasione dell'Armata Rossa, e al seguito di varigruppi di guerriglieri che combattevano i sovietici, percorre 1200 KM a piedi. Sue lefoto dei primi soldati della Stella Rossa caduti in imboscate. Nel 1982 - 83, realizza a Napoli un reportage sulla camorra, pubblicato dallemaggiori testate giornalistiche, nazionali ed estere. Sempre a Napoli nel 1978 onassignment per The Sunday Times mag. aveva realizzato, un reportage sulcontrabbando di sigarette dallo interno dell'organizzazione contrabbandiera. Nel 1983 è inviato sul fronte Libanese da Epoca, e segue il conflitto in atto fra le fazioni palestinesi; i pro siriani del leader Abu Mussa, e Yasser Arafat e i suoisostenitori. E' l'unico foto-giornalista a documentare la caduta di Beddawi (campoprofughi), ultima roccaforte di Arafat in Libano. Seguirà le vari fasi della guerracivile libanese, fino al 1989.

    Nel 1984 si dedica alle condizioni del popolo palestinese all'interno dei territorioccupati della West Bank (Cisgiordania) e la Striscia di Gaza. Seguirà tutte le fasidella prima "Intifada" 1987 - 1993 e la seconda 2000 - 2005. Resta ferito tre voltedurante gli scontri. Nel 1994 realizza per il tedesco Stern mag. un reportage suicoloni israeliani oltranzisti. Nell'aprile 2002, è tra i pochi ad entrare nel campoprofughi di Jenin, sotto coprifuoco durante l'assedio israeliano,alle città palestinesi. Nel 1989 è inviato in Afghanistan dal Venerdì di Repubblica e ancoraclandestinamente a seguito dei "Mujahiddin" per raccontare la ritirata sovietica. Tornerà in quelle aree di nuovo nel 1998 inviato dal settimanale Panorama, conl'intento di incontrare Osama Bin Laden. Intento non andato a buon fine a causa l'inizio dei bombardamenti americani. Nel 1990, è in Arabia Saudita nella prima "Gulf War" con il primo contingente diMarines americani dopo l'invasione irachena del Kuwait. Seguirà tutto il processodell'operazione "Desert Storm" e la liberazione del Kuwait 27 - 28 febbraio 1991. Nei suoi viaggi attraverso il Medio Oriente, in più occasioni ha focalizzato il suointeresse a raccontare i vari aspetti dell'Islam dal Pakistan al Marocco.

    Negli anni 90 segue le varie fasi dei conflitti balcanici. Nel 2000 realizza un reportage sul " Codice Kanun ", l'antica legge della vendettadi origini medievali nella società albaneseIn Italia si occupa spesso di casi di mafia, ma anche di eventi come il Palio di Siena che gli varrà il primo premio al World Press Photo 1996 ed altri rilevanti aspettidella società contemporanea. Dal 1997 l' obiettivo è anche puntato sulla Sardegna fuori dagli itinerari turistici, trail sociale e le tradizioni, lavoro già in parte racchiuso in in foto-libro.

    Nel 2007 è invitato dal Governatorato di Sakhalin (Russia), l'isola ex coloniapenale raccontata da Checov, per un lavoro fotografico, sul territorio, illustrando la vita e le attività produttive, a seguito della scoperta di ingenti giacimenti petroliferi. Lavoro divenuto una mostra e un foto libro editato in Russia.

    Caratteristiche dell'evento

    Inizio evento Sabato 01 Giugno 2019
    Termine evento Sabato 08 Giugno 2019
    Chiusura iscrizioni Sabato 30 Marzo 2019
    Costo per persona 2,000.00
    2,000.00

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